Il senso di una fine di Julian Barnes

TITOLO: Il senso di una fine
AUTORE: Julian Barnes
EDITORE: Einaudi
ANNO: 2011
LIBRO DEL MESE: Luglio

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TRAMA: è un romanzo di Julian Barnes del 2011, vincitore del Booker Prize di quell’anno. Tony Webster è un uomo senza qualità. Negli studi e nel lavoro, nei sentimenti e, c’è da scommetterci, anche nel sesso. Ma la lettera con cui un avvocato gli annuncia il lascito di cinquecento sterline e di un diario proveniente dal passato scuote il fondo limaccioso della sua esistenza. Tony deve ora scoprire chi gli ha destinato quell’ingombrante eredità e perché ha scelto proprio lui, e quale segreto rabbiosamente custodito quel diario potrebbe rivelare. Nel porsi queste domande, s’imbatterà in risposte che avrebbe preferito non conoscere e dovrà imparare a sue spese che «la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato».

RECENSIONE:  “Con quale frequenza raccontiamo la storia della nostra vita? Aggiustandola, migliorandola, applicandovi tagli strategici? E più avanti si va negli anni, meno corriamo il rischio che qualcuno intorno a noi ci possa contestare quella versione dei fatti , ricordandoci che la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato. Agli altri, ma soprattutto a noi stessi.”

Questo è il resoconto di una vita, dopo tante convinzioni arrivano eventi che cambiano tutto, avvenimenti che con il tempo vengono riletti sotto un’altra luce e ci aprono gli occhi e sono li a svegliarci.
Un romanzo che tratta i grandi significati di una vita, l’importanza del tempo, del suo passare, della concezione che noi abbiamo della nostra esistenza. Una riflessione in età adulta su quello che è stato, una discussione sulla maturità, un piccolo trattato filosofico sull’esistenza umana spesso troppo condizionata da quello che pensiamo di noi stessi o dall’idea che ci facciamo degli altri. Crediamo si aver capito tutto, pensiamo che le parole dette o scritte non siano nulla, riteniamo che le nostre azioni siano fini a se stesse, non ci rendiamo conto che non solo decidono della nostra vita, ma spesso indirizzano anche quella degli altri. Insomma spesso siamo certi di aver capito tutto, ma in realtà non abbiamo capito proprio niente.
Un romanzo breve ma con un’analisi dei personaggi molto accurata e una scrittura scorrevole.
Bellissime le due ultime righe esplicative del suo pensiero:

“C’è l’accumulo. C’è la responsabilità. E al di là di questo, c’è il tempo inquieto. Il tempo molto inquieto.”

BREVI ESTRATTI:

  • “Eravamo presuntuosi, se no a che serve essere giovani?”
  • ” La storia che ci succede sotto il naso dovrebbe essere per noi la piú chiara, e invece risulta la piú deliquescente”
  • “È negli occhi che abbiamo incontrato l’altro ed è lí che ancora lo troviamo.”
  • ” All’improvviso mi sembra che una delle differenze tra la gioventù e la vecchiaia potrebbe essere questa: da giovani, ci inventiamo un futuro diverso per noi stessi; da vecchi, un passato diverso per gli altri.”
  • ” Viviamo nel tempo; il tempo ci forgia e c contiene; eppure non ho mai avuto la sensazione di capirlo fino in fondo.”
  • “Se non altro l umiliazione avrebbe arricchito la nostra saggezza e c avrebbe fornito motivo d orgoglio, seppure di segno negativo.”
  • “Dalle nostre letture dei classici sapevamo che l Amore comportava Sofferenza e c saremmo volentieri allenati a Soffrire se ciò avesse comportato la tacita, persino ragionevole promessa che prima o poi sarebbe arrivato l Amore”
  • “La storia che c succede sotto il naso dovrebbe essere per noi la più chiara, invece risulta la più deliquescente”
  • “Viviamo nel tempo; il tempo ci forgia e c contiene, eppure non ho mai avuto la sensazione di capirlo fino in fondo. Non m riferisco alle varie teorie su curvature e accelerazione […]. No, sto parlando del tempo comune, quotidiano, quello che orologi e cronometri c assicurano scorra regolarmente: tic tac, tic tac. Esiste al mondo una cosa più ragionevole di una lancetta dei secondi? Ma a insegnarci la malleabilita’ del tempo basta un piccolissimo dolore, il minimo piacere. Certe emozioni lo accellerano, altre lo rallentano; ogni tanto sembra sparire fino a che non sparisce sul serio e non s presenta mai più.”
  • “Il mondo esiste in condizioni di caos perenne e […] soltanto un primordiale istinto narrativo, a sua volta palese strascico delle religioni, impone retrospettivamente un senso a ciò che è o non è accaduto.”
  • “Insegnanti e genitori tendevano a ricordarci fastidiosamente di essere stati giovani a loro volta, e di poter quindi parlare a ragion veduta. È solo una fase, ripetevano. La supererai, sarà la vita a darti una lezione di realtà e realismo. Al tempo tuttavia ci rifiutavamo di accettare che potessero mai essere stati minimamente simili a noi, e sapevamo di cogliere l essenza della vita – come della verità, dell etica e dell arte – con chiarezza di gran lunga superiore a quella dei nostri vecchi ormai compromessi.”
  • “Che cos è la Storia?Qualche idea, Webster?
    – La storia è fatta delle menzogne dei vincitori – risposi un pò troppo fulmineo.
    – Si, temevo che avrebbe detto così. Non dimentichi comunque che è fatta anche delle illusioni dei vinti. Simpson?
    Colin era più preparato di me. – La storia è come un panino con la cipolla cruda, signore.
    -In che senso?
    -perché non fa che ripetersi, signore. Torna su. L abbiamo constatato mille volte quest anno. Sempre la solita solfa, lo stesso pendolo tra tirannia e ribellione, guerra e pace, prosperità e depauperamento.”
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