La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger

TITOLO: La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo
AUTORE: Audrey Niffenegger
EDITORE: Mondadori
ANNO: 2003; 2005 in Italia

81OtUlyUA0L
TRAMA: Quando Henry incontra Clare, lui ha ventott’anni e lei venti. Lui non ha mai visto lei, lei conosce lui da quando ha sei anni… Potrebbe iniziare così questo libro, racconto di un’intensa storia d’amore, raccontata da due voci che si alternano e si confrontano. Si costruisce così sotto gli occhi del lettore la vita di una coppia e poi di una famiglia cosparsa di gioie e di tragedie, sempre sotto la minaccia di qualcosa che nessuno dei due può prevenire o controllare.


RECENSIONE: Un libro appassionato, una storia molto originale e sincronizzata al minimo dettaglio. L’autrice è stata in grado di creare una storia, comprensiva di più vite, in sincronia con i tempi, passati o futuri che siano, anche se il tempo era sempre sfuggente. Scritto come un diario, non t delude mai e non cade nel banale. Nota sullo stile… lo sforzo richiesto per seguire le traslazioni temporali è alle volte notevole, anche se ricompensato dall’originalità della trama. Sono d’accordo con chi dice che alcune parti aggiungono ben poco al “contenuto effettivo” e potevano, senza nulla togliere, anche essere omesse. In conclusione, consiglio di leggere questo libro perchè è importante avere il coraggio di amare oltre tutti i limiti e sfidare le nostre convinzioni e convenzioni per avere quel di più che i due protagonisti hanno avuto nella loro storia d’amore.

BREVI ESTRATTI:

  • “Le biblioteche mi fanno l’effetto delle mattine di Natale, come se fossero grandi scatole piene di libri bellissimi.”
  • ” Mi dispiace. Non sapevo che saresti venuta, altrimenti avrei rimesso un po’ d’ordine. Nella mia vita, voglio dire, non soltanto in casa.”
  • “Ma lei non pensa” insisto io “che sia meglio essere estremamente felici per poco tempo, anche se quella felicità va perduta, che tirare avanti infelicemente tutta la vita”.
  • ” «Non mi hai ancora dimostrato di essere vero» dice.
    «Nemmeno tu.»
    «Perché, ne dubiti?» mi domanda sorpresa.
    «Magari ti sto sognando. Magari mi stai sognando tu; magari esistiamo soltanto nei nostri sogni e ogni mattina al risveglio ci dimentichiamo completamente l’uno dell’altra.»
Precedente Il senso di una fine di Julian Barnes Successivo La misura della felicità di Gabrielle Zevin