La leggenda della rosa di Natale di Selma Lagerlöf

TITOLO: La leggenda della rosa di Natale

AUTORE: Selma Lagerlöf

EDITORE: Iperborea

ANNO: 2014

20141120113154_237_cover_media

TRAMA: Una foresta innevata che si trasforma a Natale in un meraviglioso giardino, impervie montagne che rivelano miniere d’argento, schiere di anime perdute che penano tra i ghiacci eterni, accudite da una vecchietta abbandonata che non si rassegna alla solitudine: è la Svezia delle antiche fiabe che rivive in questi racconti di Selma Lagerlöf, quella dei miti e delle leggende, delle storie tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche. Ma come nei suoi grandi romanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali. La fede nella bellezza di un vecchio abate che fa nascere un fiore nel buio inverno del Nord, la giovane che perde il suo amore in mare e trova nei sogni come riportarlo in vita, il violinista presuntuoso che impara l’umiltà dalla musica di un ruscello. Dietro un’apparente semplicità emerge una sottile indagine dell’animo umano: non c’è mai un “vissero felici e contenti” nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l’accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia. E quasi sempre il “miracolo” avviene attraverso un racconto nel racconto, quell’inesauribile potere dell’immaginazione di far vedere la realtà con altri occhi o di ricrearla, di trasformare uno scrigno nascosto nel tesoro dell’imperatrice Maria Teresa, e di insegnare a re Gustavo come il valore degli uomini superi ogni ricchezza.

CURIOSITA’: Iperborea propone una raccolta di racconti di Selma Lagerlöf, forse la scrittrice svedese più nota e amata nel mondo. Fu la prima donna Premio Nobel (nel 1909). Ma come nei suoi grandi romanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali. Dietro un’apparente semplicità emerge una sottile indagine dell’animo umano: non c’è mai un “vissero felici e contenti” nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l’accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia.

IMMERGERSI NEL LIBRO: ” La moglie del brigante, che viveva in una caverna lassù nella foresta di Göinge, si era messa un giorno in viaggio per andare a mendicare giù in pianura. Il brigante era un bandito fuorilegge e non osava uscire dalla foresta, accontentandosi di stare in agguato dei viandanti che si avventuravano nella fascia dei boschi. Ma in quell’epoca i viaggiatori erano rari, nel nord della Scania, e se gli capitava di non avere fortuna nella sua caccia per qualche settimana, toccava alla moglie mettersi in cammino. Portava con sé i cinque figli, e ognuno aveva vestiti di pelle laceri, calzari in scorza di betulla e in spalla una bisaccia lunga quanto lui. Quando la donna varcava la porta di una capanna, nessuno osava negarle ciò che chiedeva, perché se non veniva bene accolta era capace di tornare la notte dopo e dare fuoco alla casa. La moglie del brigante e i suoi figli erano peggio di un branco di lupi, e molti avrebbero voluto trafiggerli con una lancia, ma non lo facevano, sapendo che l’uomo era sempre lassù nella foresta, e avrebbe saputo prendersi la sua vendetta, se fosse accaduto qualcosa ai bambini o alla donna.”

Precedente I sette pazzi di Roberto Arlt Successivo Festa di Natale di Rex Stout