La pista di ghiaccio di Roberto Bolano

LA NOSTRA OPINIONE

La pista di ghiaccio di Roberto Bolano

 

TITOLO: La pista di ghiaccio

AUTORE: Roberto Bolano

EDITORE: Adelphi

ANNO:1993

La pista di ghiaccio” di Roberto Bolano è stato il libro del mese di agosto e pur essendo il terzo romanzo di Bolano si riconosce lo stile dell’autore, usa infatti la tecnica della “confessione intrecciata” e si trovano già alcuni temi a lui cari: l’esilio, la poesia, il Cile.

 Pag. 117 “[…] in Cile, a Concepcion, la capitale del Sud. Ero affacciato alla finestrella della palestra in cui ero rinchiuso con un centinaio di prigionieri; era notte, una notte di luna piena del novembre 1973, e nel cortile c’era un ciccione circondato dai poliziotti. Tutti lo picchiavano e usavano mani e piedi e manganelli di gomma. Il ciccione, alla fine, non gridava nemmeno più. Poi stramazzò a terra e solo allora mi resi conto che era scalzo. Uno dei tizi lo prese per i capelli e lo osservò un istante. Un altro disse che sicuramente era morto. Un terzo agente commentò che aveva sentito dire da qualcuno che il ciccione aveva problemi di cuore. Lo portarono via trascinandolo per i piedi. In fondo al cortile, nella palestra, soltanto io e un altro avevamo visto la scena, i prigionieri dormivano ammucchiati da tutte le parti e il loro russare e sospirare minacciava di crescere fino a soffocarci.”

Inoltre nel romanzo si parla dell’amore nelle sue varie forme – platonico, carnale, romantico – e si parla di bellezza.

Pag. 74 “Una caratteristica dei movimenti di Nuria era che, anche molto tempo dopo che lei se ne era andata, sembrava continuassero a vibrare lievi nella camera.”

 L’omicidio viene annunciato nella prima pagina, ma il morto arriva ben più tardi e passa in secondo piano, ciò che emerge è l’inadeguatezza dei protagonisti e i loro turbamenti interiori:

Pag. 114 “I giorni che precedettero il ritrovamento del cadavere furono indubbiamente strani, dipinti dentro e fuori, silenziosi, come se in fondo tutti sapessimo che la disgrazia era imminente.”

Il noir si presenta come una triplice confessione ma non si sa a chi viene resa e il “narratore multiplo” dà un bel ritmo alla storia confondendo i ruoli, il bene, il male…

 Pag. 33 “Siamo tutti così abituati a morire di tanto in tanto e piano piano che in realtà siamo ogni giorno più vivi, infinitamente vivi.”

Ciò che colpisce il lettore è il poter leggere tra le righe uno spaccato della Spagna socialista-affarista.

Pag.77 “In fondo credo che nessuno si curasse di cosa succedesse a palazzo o dei soldi. Sì dei soldi importava a tutti, ma non al punto di fare lo straordinario per indagarne le sorti.”
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